giovedì 1 settembre 2011

ESSERE GRILLINO: OVVERO CENSURARE

Sono del tutto d'accordo con l'articolo del IL GIORNALE dal titolo: La satira è vietata se tocca Beppe Grillo: via un video dal web, ma è incredibile l'assurdità di Tony Troja (l'autore del video che ora risulta perfettamente visibile, nonché blogger del Fatto): sta facendo una campagna mediatica contro Grillo di cui si è servito per farsi pubblicità con delle collaborazioni sporadiche, cadendo nel colossale paradosso di sputare nel piatto dove si è mangiato.
Ma i grillini come Tony cosa fanno? Quando qualcuno li contraddice come reagiscono? Applicano la CENSURA! Assumono lo stesso comportamento illiberale di Grillo e della sua azienda mediatica! Essendo un incallito contestatore dell'asse Grillo-Travaglio-Santoro ho assaporato con l'amaro prezzo della censura gli effetti della libertà di espressione che ancora oggi fa fatica a radicarsi nella società civile.

Nonostante sia stato censurato, bannato ed eliminato dalla band di Tony Troja ho intenzione di portare avanti le mie idee, e le mie critiche contro ogni forma illiberale di informazione non avranno mai fine fino a quando potrò scrivere liberamente nel paese di De Gasperi, Croce, Saragat, Nenni, Dossetti, Calamandrei, La Malfa e via dicendo.


Vincenzo Caldarola: un utente CENSURATO dai grillini.

mercoledì 13 luglio 2011

LETTERA AL "IL GIORNALE"

Lettera inviata al direttore del “Il Giornale” Alessandro Sallusti:

Gentile direttore,

mi sembra quasi surreale scrivere una lettera ad un sito che fa riferimento ad una cultura che quasi sempre aborro o comunque ritengo non esattamente consona al mio modo di intendere l'informazione. Surreale quindi sono anch'io visto che ho voluto comunicare con questo mondo, unendomi alla sfera dei lettori critici che non si incagliano mai solo ed esclusivamente sulle proprie idee e convincimenti, spinto unicamente dalla volontà di cogliere nel confronto una valida opportunità di crescita intellettuale, culturale e morale.

In passato ero anch'io vittima dell'ipnosi dei santoni mediatici e della rete come quella di Travaglio, Grillo, Santoro e altri simili personaggi mediatici. Negli ultimi tempi ho cominciato ad essere più critico nei confronti di questo tipo di informazione, senza nessun cambiamento di bandiera sia chiaro, ed ho notato subito una certa diffidenza nei miei confronti da parte di coloro che un tempo ritenevo fossero miei grandi amici, virtuali e non, ma la cosa davvero più insopportabile è quella di essere stato definito “berlusconiano” dai più radicali e bendati, nonché dai meno liberali quando l'accezione di questo termine coincide con il concetto sacrosanto di salvaguardia delle libertà individuali.

Ho avuto modo di confrontarmi con la rete sulle mie posizioni molto critiche nei confronti di coloro i quali ritengo siano degli imbonitori mediatici e degli ipocriti, servi della smania di potere a cui ambiscono con avidità e lucido calcolo, appoggiati per lo più da piccoli o minuscoli partiti ai quali non interessa risiedere nel palazzo sedendo nell'emiciclo della maggioranza, ma stare sempre dalla parte dell'opposizione da cui è più facile scagliare la sassaiola sulla testa dei manovratori di turno.

Su Travaglio mi sono ampiamente speso anche nei miei ultimi video pubblicati sul web e su quest'ultimo deplorevole articolo dal titolo “Libertà di espressione? Se critichi Travaglio ti mandano la polizia” penso che ci sia ben poco da aggiungere se non prendere atto ancora una volta dell'assoluta incomunicabilità fra i due mondi all'apparenza contrapposti ai quali noi lettori ci affacciamo con lo sguardo spento e privo di slancio emotivo, come spettatori sterili e passivi ormai impotenti di fronte al dilagare di siffatto turpissimo mondo mediatico in cui viviamo.

Con stima, Vincenzo Caldarola

venerdì 4 marzo 2011

L'UTENTE MEDIO ANTIBERLUSCONIANO



Parlo per esperienza personale:
sfido chiunque a criticare l'utente medio antiberlusconiano e a reggere la sequela di inaccettabili insulti che ne potrebbero seguire;
sfido chiunque a criticare la dittatura televisiva di Michele Santoro e di Marco Travaglio e a reggere la sequela di inaccettabili insulti che ne potrebbero seguire;
sfido chiunque a criticare la satira e l'informazione antiberlusconiana e a reggere la sequela di inaccettabili insulti che ne potrebbero seguire;

Come ultima provocazione a questo finto-antisistema cercherò sempre di sfidarli dialetticamente mettendo loro davanti tutte le contraddizioni e le ipocrisie in cui troppo spesso cadono.

Ecco il mio appello: svegliamoci dall'ipnosi della nuova dittatura televisiva antiberlusconiana prima che sia troppo tardi. SVEGLIAMOCI!

giovedì 3 febbraio 2011

IL JURASSIK PARK DELLA POLITICA


"CALDAROLA IL LUNARE"

Adesso ho capito a quale altro mondo possibile si riferivano taluni, quando auspicavano ad un cambiamento...ora ho capito!


Riprendendo un mio commento...ho detto: “è giusto che la sinistra scenda in piazza, ogni occasione è buona per dare una spallata a questa maggioranza. Però la qualità dove la mettiamo? Dov'è finita l'etica in questa opposizione?

Voi credete che chiunque si aggreghi in piazza vada bene, l'importante che faccia numero. Bene, io dissento da qualsiasi processo “farsaiolo” di massificazione mediatica, dissento da qualsiasi volgarità soprattutto quando si tratta di far valere i nostri diritti. Non posso accettare l'idea che in quella piazza ci siano personaggi televisivi (Santoro e Travaglio) diventati famosi grazie alle polemiche giornalistiche.
Non posso accettare l'idea che uno come “Sant'Oro” inviti ogni giovedì il solito Maurizio Bel Pietro per dare lavoro ai giornali berlusconiani.
Sembra che Bel Pietro risulti a libro paga della Rai, visto che grazie ad Annozero si procura sempre il pane.

Ritengo sia un atteggiamento del tutto ipocrita, falso e intriso di contraddizioni, quello di certi personaggi famosi che con l'arte del populismo suggestionano una considerevole parte della società civile. Vorrei poter discutere personalmente con certi signori per fare emergere tutte le loro falle e vi assicuro che ce ne sono tante.
Preferisco sempre sentirmi un naufrago in mezzo alla quiete di un lago, piuttosto che un finto partigiano capace solo di imbracciare il fucile della volgarità e della decadenza intellettuale. Berlinguer (Enrico) fece un patto di non belligeranza con il tanto odiato Bettino Craxi, dando vita al centro sinistra italiano, un partito eternamente ambiguo in cui morotei e andreottiani hanno avuto vita facile (e lunga).
Il PD-IDV-SEL-UDC mi fa semplicemente orrore perchè si rivolge con sguardo estasiato ai dinosauri del passato che pensavo fossero del tutto estinti, ma evidentemente il Jurassik Park della politica non finisce mai e la storia si ripete sempre uguale.”


Vincenzo Caldarola


venerdì 2 aprile 2010

IL MIO ANNOZERO


Salve a tutti, chi vi parla è un comune cittadino che ama il web e la libera informazione come tutti quanti voi. Le mie posizioni politiche e ideologiche sono abbastanza note a quanti di voi avranno avuto modo e pazienza di spulciare tra le mie pagine web e i miei profili e quindi non sarà difficile capire quale sia la mia idea di giustizia e di verità.
Cercherò ora di chiarire quali siano le ragioni per le quali negli ultimi tempi ho assunto delle posizioni piuttosto critiche nei confronti di quelli che ho considerato da sempre i baluardi della libera informazione e i depositari della verità in assoluto. Su questo argomento ho speso già delle parole che hanno raccolto reazioni molto diverse tra loro e talvolta contrastanti con il mio pensiero, ma il mio scopo non è quello di raccogliere messaggi di approvazione bensì delle reazioni che stimolino una riflessione critica, vera e svuotata da qualsiasi preconcetto. I pregiudizi e le ideologie acquisite per solo sentito dire sono pericolose e controproducenti poiché non ci aiutano a riflettere con vero amore per la verità ma ci spingono solo a stigmatizzare coloro i quali vengono visti da noi come nemici e sopraffattori da cancellare, da abbattere o comunque da mettere a tacere il prima possibile.
Il mio pensiero va ad alcuni modelli televisivi e personaggi pubblici che hanno fatto della libertà di informazione la loro bandiera e che dell'informazione ne hanno fatto un business colossale. Non starò qui a fare quella che per alcuni di voi potrebbe apparire una predica o il canto del muezzin che chiama a raccolta i suoi fedeli. Non vorrei neanche apparire ambiguo o addirittura un traditore; il mio ragionamento a questo punto risulterebbe riduttivo e poco efficace. La mia critica a Michele Santoro, Marco Travaglio, Beppe Grillo e in ultimo a Daniele Luttazzi, nonchè a tutti gli altri manager di quella che viene chiamata “industria dell'indignazione e della denuncia” vorrei che si traducesse in un messaggio chiaro ed inequivocabile.
Sono anni che questi imprenditori, editori, giornalisti, comici e politicanti occupano il nostro sguardo, ci impongono un modello culturale fondato sull'indignazione e sul disgusto che si traduce inevitabilmente in un immobilismo che ci induce a restare a casa e a far finta di incazzarci davanti ad un pc, magari a masturbarci (non solo metaforicamente) davanti al disco rotto e nauseante del solito Marco Travaglio, all'arroganza e alla profonda ignoranza del solito Michele Santoro che nella sua trasmissione ci impone un modello televisivo fondato sul disgusto e sull'indignazione. Non si può più accettare un'informazione in mano a questi imprenditori che hanno fatto dell'antiberlusconismo il loro cavallo vincente, una disgustosa e riprovevole S.p.a. salvo poi lasciare a noi sudditi dell'eterna ignoranza quel senso di frustrazione insopportabile che si chiude nell'amara consapevolezza che tutto questo bellissimo scorrere di parole, di cronaca giudiziaria raccontata da questa sorta di “berlusconologi” si traduca puntualmente nell'impossibilità e nella mancanza di volontà di creare un vero cambiamento.
Il mio sogno è quello di risvegliarmi molto presto in un “Annozero” in cui la satira venga esercitata da professionisti con delle fortissime doti culturali, l'informazione faccia il suo mestiere senza nessun altro scopo se non quello di raccontarci fatti così come essi si presentano nella realtà, in cui i cittadini siano chiamati ad esprimere la loro opinione vera e disinteressata senza alcuna forma di manipolazione mediatica, in cui i politici svolgano il loro dovere di rappresentanti dei cittadini e che agiscano concretamente per garantire a tutti un posto di lavoro, una casa e una famiglia e quindi una vita dignitosa.
Il mio sogno è quello di ritrovarmi in un “Annozero” senza mai più quell'ambiguità, quel perbenismo ipocrita, quella continua manipolazione mediatica messa in atto da chi ha capito che l'industria dell'indignazione fa guadagnare un sacco di soldi. Se l'unico vero obiettivo di questa informazione è quello di far moltiplicare a dismisura gli zeri del conto in banca di questi maestri della retorica e professionisti del disgusto, io non ci sto. Non posso accettare lezioni da chi trasforma i nostri problemi in negozi on-line. Sarà perchè sono strano io, sarà perchè sono diffidente, ma comunque la pensiate tenterò sempre di scappare attraverso le maglie larghe delle reti di questi nuovi padroni dell'informazione, che come il pifferaio magico vogliono imbambolarci con l'unico scopo di vedere moltiplicare a dismisura i loro ascolti, essendo avidi di numeri di accessi ai loro siti e dannosi per la diffusione della vera cultura. Sono arroganti e non hanno voglia di confrontarsi con tutti i cittadini, ma solo con i loro clienti.
Saluti da Vincenzo Caldarola e Buona Pasqua

venerdì 26 marzo 2010

DANIELE LUTTAZZI E LE DONNE

POTETE ANCHE ASCOLTARE IL POST DA QUI

LA VISIONE DI QUESTI VIDEO E' CONSIGLIATA AD UN PUBBLICO ADULTO E LONTANO DAI PASTI. IN CASO DI RABBIA IMPLUSIVA DOPO LA VISIONE, CONSULTARE UNO PSICHIATRA E SUGGERIRLO SUBITO A LUTTAZZI, GRAZIE.

Daniele Luttazzi a Bologna Rai per una Notte (part.1)

Daniele Luttazzi a Bologna Rai per una Notte (part.2)


Daniele Luttazzi: osceno, volgare e razzista nei confronti delle donne. Un uomo disgustoso e pervertito, peggio di qualsiasi Luciana Littizzetto o Beppe Grillo; questi ultimi due sono bambini della scuola materna in confronto a quest'uomo. E pensare che moltissime donne in quella piazza a Bologna ieri sera, si guardavano intorno un po' attonite e con l'aria da scolarette delle medie, fingendo di scandalizzarsi, ascoltavano a bocca aperta il sermone Luttazzi mentre spiegava loro in che cosa consiste un rapporto anale e poi si scioglievano in una bella e grassa risata purificante. Luttazzi dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa sopratutto alle donne - e all'intelligenza e alla dignità dell'uomo in generale - per averle pubblicamente dipinte nel modo più vile, un'offesa inqualificabile per averle definite pubblicamente delle prostitute al soldo di uomini senza scrupoli, delle troie e delle zoccole da marciapiede (parole sue, riascoltate il video e sperate di non vomitare). La mia domanda è: ma davvero la satira può essere considerata un antidoto per smettere di pensare alla tragedia che c'è intorno a noi? Ma davvero dobbiamo ridurci a pendere dalle labbra di questa sorta di profeti della Divina Provvidenza? Ma davvero abbiamo bisogno di simili monologhi satirici per capire che il sistema ha bisogno di una marcia indietro e di una virata immediata? E che cosa avevano da applaudire quelle donne che fingevano di divertirsi, come se Luttazzi avesse fatto loro il migliore dei complimenti che un uomo sia in grado di regalare ad una donna? E che dire di quegli uomini e quelle donne del popolo che dagli spalti gridavano e si agitavano eccitati come cavalli imbizzarriti? E ancora, che dire di quell'altra categoria di uomini e donne della televisione e dello spettacolo che ad ogni oscenità proferita dall'orifizio dell'uomo Luttazzi, nascondevano una smorfia di disapprovazione falsata da uno sguardo incredulo e sbigottito che inevitabilmente doveva partorire un sorriso smagliante tutte le volte che l'obiettivo della telecamera passava loro davanti? Che dire, sono semplicemente indignato e stufo di vedere l'informazione in mano ai monologhisti, ai maestri della retorica e del perbenismo più ipocrita della sinistra. Sono stufo di sapere che molta gente si informa solo da Annozero, da Repubblica o da Grillo. Più vedo simili spettacoli e più il mio sogno sembra svanire all'orizzonte, più cerco di svegliarmi e più mi ritrovo nel torpore di un giorno in cui il sole stenta a penetrare attraverso i vetri. Più mi guardo intorno e meno appigli trovo sui quali poggiare i miei passi che mi consentiranno di gaudare il fiume della vita senza la costruzione di ponti o l'uso di traghetti, ma semplicemente affidandomi al dono delle mie gambe.
Quest'aria nauseante non mi fa più ridere signori, c'è bisogno di cultura e di un'informazione depoliticizzata. Scusate lo sfogo, ma ho necessità di scrivere in questo periodo e la mia penna non perdona nessuno.
Vincenzo Caldarola

martedì 23 marzo 2010

CHI CONTESTA PAGA


Salve a tutti,
ho fatto una riflessione sulla base di alcune cose che mi sono capitate. Ad esempio ho notato che alcuni girotondini il vizietto di “censurare” i commenti poco graditi non lo hanno ancora abbandonato e poi scopri che sono i primi a gridare al ladro ogni qualvolta si intravede una legge che voglia regolamentare alcuni comportamenti mediatici. Nel mio caso mi riferisco al sopruso che ho subito a seguito della mancata pubblicazione di un mio commento proprio sul sito di pieroricca.org, un sito che per me è stato pane quotidiano e la cosa mi ha veramente rammaricato e turbato molto. Vorrei anzitutto chiedere a Piero Ricca quale sia la strategia mediatica che ha adottato negli ultimi tempi, ed esattamente da quando ha smesso di pubblicare su Youtube le sue macchiette teatrali che lui e la sua cricca di compari, amava chiamare “contestazione ai potenti”, attivismo civile e cose simili.
Ho riflettuto sul fatto che anche altri ragazzi tentano di imitare le mosse del famoso Ricca, che si è fatto la strada del “successo” con la bravata del “buffone” e poi ha lanciato una lunga stagione di puntate su tutte le sue scenate o piazzate, e mi verrebbe da pensare anche che il suo successo sia stato favorito dalle sue conoscenze che gli hanno garantito una certa corazza di impunità.
L'origine della mia contestazione verso questo modo di fare informazione, risiede nel fatto che a mio modo di vedere, gridare o fare delle illazioni al ministro di turno, al potente di turno o al Berlusconi di turno con i metodi del “girotondismo” più gretto, più banale, retorico e per certi versi anche patetico sia del tutto controproducente per quelli che come me sperano in un risorgimento etico, morale e civile della politica e della società del nostro paese. Il metodo Ricca è superato e impossibile da fare attecchire. Ci vorrebbe una bella lista di avvocati e di magistrati su misura per cavarsela in modo eccellente. E questo è decisamente squallido e non ha nulla a che vedere con l'attivismo, con le corde vocali e con le manganellate. E' solo spettacolo e questo stride con la mia voglia di vedere cambiare il mondo.

venerdì 1 gennaio 2010

AUGURI SCOMODI




Ricevo ed inoltro una mail inviatami dall'amica Doriana Goracci che con costanza e puntualità arricchisce di buon senso ormai da anni la mia casella di posta elettronica:
Da Molfetta per il 2010 arriva su Facebook e anche a me, un messaggio di Domenico de Ceglia con un preambolo di due righe: “pare che per il nuovo anno Obama, nobel per la pace 2009, voglia attaccare lo Yemen.. voglia riaprire Guantanamo.. pare che si stiano rafforzando dappertutto le norme antiterroriste con l’adozione di vigilantes mercenari.. pare che in Iran stiano sterminando l’opposizione e centinaia di studenti.. pare che oggi mi fa caldo eppure è il 31 dicembre.. anch’io stasera farò finta di niente. Buon 2010″ E parte il ricordo di un don, un don speciale straordinario…Don Tonino Bello. Chi mi conosce, anche se da poco tempo, sa cosa ne penso dei din don e dan, della chiesa, del potere, di coloro che si indignano ostinatamente seduti in poltrona, anche delle eccezioni come Don Alex Zanotelli, ma questo augurio ve lo devo passare.Ripenso in questo giorno di fine anno all’anarchico Michele che non c’è più e mi raccontò di quest’uomo con cui andò a casa di certi persi…delle partenze con pullman della sua famiglia e a frotte i pugliesi, di lui Don Tonino Bello che incessantemente era fra gli ultimi e non per lasciarli tali: ridava dignità, forza, speranza. Era uno che lottava alla pari: come i lavoratori del mare… , se l’avesse visti quelli del Ferrhotel l’ex albergo di Trenitalia occupato da 40 somali tutti rifugiati …quelli sicuri di morire nel Grande Nud, remare remare…

E così da questo scambio di ricordi, di saperi e sapori, di profumi che non scordo, che mi hanno dato forza e allegria in questi ultimi anni, anche per sopportare le assenze e conoscere senza mai stancarmi di diventare una gran ricca con le storie altrui, vi mando ciò che arrivato a me, le parole scelte da Domenico, perchè Tonino, il vescovo, ne ha lasciate tante di parole e fatti e auguri scomodi come li definì lui. E la musica di Caparezza che anche lui è di Molfetta: Nessuna Razza!
Il 30 dicembre è stata fatta al Ferrhotel di Bari una festa di autofinanziamento per la luce. Già: è buio da tempo, non c’è acqua, tranne quella che sta scrosciando mentre scrivo. Fine anno bagnato…


Buon 2010! E sia din don dan rivoluzione emancipazione sociale lotta per la libertà, per una società senza servi nè padroni, con il piacere di esistere ed esserci, chè di dispiaceri non solo ne abbiamo ma ce ne daranno tanti…


Doriana Goracci


Fonte: http://www.reset-italia.net/2009/12/31/come-mi-mancano-gli-auguri-scomodi-di-tonino-bello-don/

mercoledì 16 dicembre 2009

DALLE PAROLE AI FATTI


Ho volutamente atteso diverse ore prima di pubblicare un mio intervento su quanto è accaduto la sera del 13 dicembre 2009 in Piazza Duomo a Milano perchè fare un commento a caldo può significare lasciarsi trasportare dalle emozioni e perdere di vista i veri motivi che stanno dietro ad un gesto di così efferata violenza. Ho avuto modo di esprimere sebbene in modo fumoso e scomposto il mio punto di vista su alcuni siti e ho potuto raccogliere diversi elementi per poter ricomporre nella mia mente un quadro abbastanza nitido di quanto sta accadendo nel nostro paese.

La mia opinione su ogni atto di violenza sembra quasi banale ribadirlo: condanna assoluta senza se e senza ma. Condanno ogni gesto e pensiero violento perchè non rientra nei miei codici di comportamento e di morale e sopratutto perchè si sostituisce al meraviglioso dono dell'intelligenza che dovrebbe essere presente in ogni essere vivente e non di meno negli uomini cosiddetti “normali”.
Il Governo (e opposizione) si è riunito sin dai primi momenti dopo l'accaduto in un cordoglio comune per la sorte dell'uomo Silvio Berlusconi e finalmente hanno sospeso la polemica pesante e ferruginosa che da diverso tempo si è miscelata nell'aria come un agente patogeno di cui si percepisce la presenza ma non si sa dove esso fluttui esattamente.

Un gesto orribile e sconvolgente quello che è accaduto l'altra sera a Milano e che dovrebbe farci riflettere sul livello di democrazia che c'è nel nostro Paese. La democrazia si basa sui numeri e non sulla qualità della politica e l'unica arma che possiamo utilizzare noi cittadini critici e informati è quella del voto libero e coscienzioso. Ma votare la qualità della politica è un imperativo che può costarci caro perchè quando si fanno i conti con la realtà dei fatti la nostra mente viene pervasa da sentimenti quali: rabbia, odio, rancore, voglia di urlare, voglia di dirne di tutte i colori al mostro che c'è lì fuori, voglia di strappare dal volto quel sorriso di Stato, voglia di giustizia e voglia di una immensa riscossa di un popolo che è stanco di aspettare il “Sol dell'avvenire”.

Essere fiduciosi in un cambiamento, avere il coraggio di credere che un altro mondo sia davvero possibile e secondo il nostro punto di vista, spesse volte miope e incompleto, avere almeno il diritto di sperare in un'altra forma di governo e di cultura democratica, deve essere il nostro principale ed irremovibile imperativo esistenziale, ma per poter acquisire tale consapevolezza è necessario decolonizzare la nostra mente da ogni impurità civile che soffoca atrocemente ogni tentativo di riscossa culturale.

Non mi va di dilungarmi in ipocrisie consuetudinarie ma un consiglio che posso dare all'uomo Silvio Berlusconi è di smetterla di fare il provocatore perchè evidentemente non conviene far scattare il limite di sopportazione. Evidentemente i rischi che si corrono quando si inveisce in modo violento e inaudito contro un gruppo di contestatori vanno al di là dell'immaginabile e personalmente non ho alcuna intenzione di immaginare scenari peggiori di quanto è accaduto. E' ora che si torni a fare politica, a moderare i toni da tutte le parti e lavorare per il bene della nazione.

P.S. Volutamente , e concludo, non inserisco alcuna immagine né video in riferimento a quanto ho scritto, poiché ancora troppo forti e sconvolgenti sono quelle immagini dell'uomo colpito l'altra sera.

domenica 29 novembre 2009

VINCENZO CALDAROLA E' AMICO DI BENEDETTO PETRONE



Riprendo un mio articolo del 13 novembre 2007 per ricordare la grande serata barese di ieri 28 novembre 2009 in memoria del compagno ed eroe contro il fascismo:

Benny sei nel mio cuore rosso!

Una notte di novembre del 1977 moriva l'operaio comunista Benedetto Petrone , ucciso nei pressi di Piazza Massari a Bari da un branco di fascisti dell' M.S.I., che lo massacrarono con mazze, cacciaviti e coltelli . A questa azione di vigliacca violenza, la risposta della città, pochi giorni dopo, fu un corteo di decine di migliaia di ragazzi e ragazze di Bari,che scesero in piazza per ricordare Benedetto e per farla finita coi fascisti : la sede del M.S.I. da dove erano partiti gli assassini (la Passaquindici) fu data alle fiamme e in tutte le scuole, le facoltà e i quartieri di Bari fu organizzata l'autodifesa dei giovani, contro chi, all'epoca come oggi, credendosi più furbo e sentendosi più coperto , faceva (e fa) politica con il coltello.

Ricordiamo Bendetto Petrone. La Memoria e l'Antifascismo contro gli squadristi di ieri e oggi.

Ci son molti modi di uccidere:
si può infilare a qualcuno un coltello nel ventre, toglierli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra...

MA SOLO POCHI DI QUESTI MODI SONO PROIBITI DALLO STATO

Sono cadute torri e castelli di sabbia e sono passati trentadue anni, senza verità e giustizia.

mercoledì 11 novembre 2009

LO STUPRO DELLA PAROLA

Ho di recente lasciato un commento su un articolo apparso qualche giorno fa su “La Repubblica” in cui si faceva riferimento alle ultime esternazioni del senatore del Pdl e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi. Subito dopo la registrazione radiofonica del suo “libero pensiero” si è affrettato a smentire tutto e anzi a ribaltare la situazione a suo favore. Ora pare che noi “comunisti e drogati” non facciamo altro che strumentalizzare ogni parola che fuori esce dall’orifizio di qualche onorevole galantuomo. Lascio a voi ulteriori commenti…perché io non ho più parole.

Qui trovate la sua smentita.

Ecco il mio commento:

“Sento la necessità di dover dire BASTA! Basta con le bestemmie, basta con gli insulti e la volgarità verso i defunti. Non c’è rispetto verso un morto e non c’è rispetto verso i familiari del defunto. DEFUNTO: è questo la parola con cui oggi si può parlare del ragazzo Stefano Cucchi a cui è stata provocata la morte. Prima il Ministro La Russa dice che i carabinieri hanno agito correttamente, adesso anche Giovanardi ci si mette a difendere lo Stato con quell’aria da snob come se essere drogato fosse una colpa e non un problema sociale. Indubbiamente era un ragazzo con dei seri problemi e neanche io credo che in pochi giorni possa essere stato ridotto in quelle condizioni di magrezza. Non credo però che quei lividi sul volto e sul corpo, quelle ossa spezzate e quel corpo così fragile martoriato siano fatti imputabili alle sue abitudini di consumatore di droga. L’aspetto della droga inteso come problema sociale è ben diverso dalla tortura umana in carcere, dallo scempio della dignità umana e in ultimo dalla bestemmia gratuita e spassionata di politicanti in doppiopetto che parlano delle disgrazie altrui con lo sguardo rivolto dall’alto verso il basso e con disprezzo. E’ vergognoso notare che esponenti del governo siano privi di umanità di fronte a certi orrendi episodi, e a pensare che quegli stessi politici vanno ogni giorno a messa! Più frequentano ambienti cattolici e più vanno a messa, più ostentano la croce di quel Dio buono e giusto che non li assolverà mai e più dicono amenità e commettono scempi della letteratura. Il dono della parola non può essere stuprato in questo modo…IO DICO BASTA!”

giovedì 8 ottobre 2009

IL MIO SFOGO FISCALE

Leggendo il suo ultimo post ho ritenuto necessario fare alcune precisazioni ed esprimere la mia opinione in merito:

Gentilissimo Beppe Grillo,

sono il titolare di una cartolibreria di una cittadina a circa 30 km a nord di Bari e questa mattina leggendo il suo ultimo post sul suo sito ho fatto alcune riflessioni che ritengo possano essere prese in considerazione. Sostanzialmente ritengo che sia inesatta l’equazione: “scudo fiscale” = evasione fiscale legalizzata. Ovvero, se “loro” rubano allora posso rubare anch’io. Se “loro” delinquono allora posso commettere delitti anch’io. Il problema dell’evasione fiscale è un argomento rovente con il quale la guardia di finanza e tutti gli organi dello Stato preposti alla tutela degli interessi erariali, ogni giorno combattono aspramente e ogni minuto debbono scontrarsi con migliaia di realtà in cui prevale l’anti-Stato.

Il mio parere sulla legge dello “scudo fiscale” è assolutamente negativo, poiché ritengo che il condono con tangente di Stato per il rientro in Italia dei capitali di dubbia provenienza sia un atto criminale che fa anche gli interessi di quel mondo che andrebbe oscurato e che invece, con questo governo, ogni giorno vede aprirsi uno spiraglio di luce da cui potrebbe germogliare il frutto nero della criminalità a tutti i livelli.

il rispetto della legalità non è un parere soggettivo. Fare gli scontrini fiscali non è facoltativo nel nostro paese. Rendersi partecipi e complici di un delitto di Stato, quale potrebbe essere lo “scudo fiscale”, non significa affatto che da questo momento in poi ogni reato finanziario potrà essere tollerato dallo Stato. In Italia la legge, per fortuna, è uguale per tutti e per tutto sia che si fatturi un centesimo di euro sia che si fatturi un miliardo di euro.

Gentilissimo Beppe Grillo, le sembrerà assurdo che un semplice cartolaio come me sia costretto a fatturare anche prodotti dal valore commerciale di un centesimo di euro, ma per quanto mi riguarda il rispetto della legge non è proporzionato in base al proprio fatturato, o peggio ancora, non è commisurato al variare delle leggi in materia fiscale. Se un governo favorisce l’evasione fiscale non è giusto far passare il messaggio che tutte le aziende, imprese ed esercizi commerciali di qualsiasi livello, debbano agire nell’illegalità. Il reddito del commerciante o dell’imprenditore non dovrebbe essere favorito dagli abusi, dal sommerso, dal falso in bilancio e dal “profondo nero”. La forza e la vera ricchezza di ogni cittadino onesto ancor prima di un imprenditore o di un commerciante, non sta nel fatto di essere abili a raggirare le leggi a proprio favore per trarne maggiori profitti o ad essere pronti a gridare giustizia quando la cosa riguarda i propri interessi, salvo poi appellarsi all’evasione fiscale all’occorrenza. La vera forza di un commerciante sta nel dimostrare di essere abile ad offrire prodotti e servizi di assoluta qualità a prezzi giusti. Offrire prodotti utili ai propri clienti ad un prezzo ragionevole significa assicurarsi la fiducia e la certezza che essi ritornino più convinti di prima, nella consapevolezza di dover spendere i propri risparmi nel posto giusto ad un prezzo giusto. Se tutti i commercianti o imprenditori avessero rispettato le leggi della concorrenza e della trasparenza non sarebbe stato necessario nessuno “scudo fiscale” poiché nulla di illecito sarebbe stato necessario sottrarre all’attenzione delle autorità nel nostro paese. Da piccolo, o forse piccolissimo, esercente di un’attività commerciale suggerisco a tutti i miei colleghi commercianti, di girare la testa dall’altra parte di fronte a qualsiasi scempio della legalità nel nostro paese. Suggerisco, oltre al fatto di non farsi influenzare nella propria vita da qualsiasi iniziativa di natura delinquenziale, di prendere spunto proprio da queste leggi vergogna per essere più forti di prima, per il bene dello Stato.

Lo Stato non deve temere mai nessuna legge anche quando sembra che quest’ultima sia intenzionata a minare le sue fondamenta. Per me fare gli scontrini fiscali significa credere nello Stato. E io ci credo e non intendo girare la testa dall’altra parte di fronte alla legalità.

Viva lo Stato e viva l’Italia!